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APART #01

Italian premiere - - Palazzo Grassi Festival

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ABSTRACT


Per la prima volta in Italia le performance di Charles Cohen e Rabih Beaini si incontrano all’interno del Teatrino di Palazzo Grassi. Successivamente l’uscita di ‘A Retrospective of Early Works 1978-1989’, una raccolta dell’esperienza avant-garde electronic Improv di Cohen prodotta da Morphine Records, il duo decide di lavorare insieme presentando al pubblico due performance originali e uniche. La particolarità del lavoro di Cohen e Beaini è il forte spirito sperimentatore free jazz che segna l’approccio al loro strumento - il sintetizzatore (Buchla e sistema modulare analogico) - creando un eclettico universo sonoro.
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In un periodo storico dove si diventa famosi e conosciuti in tenera età vi è ancora qualcuno che per disattenzione nostra passa inosservato, come succedeva ai grandi geni dell’arte che raggiungevano il successo quando ormai non erano più in vita. Nell’universo musicale uno su tutti ci stava sfuggendo, Charles Cohen, ma che grazie all’attento Rabih Beaini possiamo finalmente ascoltare. Il tutto e’ iniziato da ‘Dance of the Spiritcatchers’, un brano di Charles Cohen composto nel ‘79 per un’opera teatrale artistica presentata durante il No Man’s Land activism a Philadelphia. Per la prima volta si ha a che fare con un’esperienza sonora che è possibile identificare come proto-techno e molto vicina alla definizione Electronic Jazz. Il risultato è un prototipo di musica elettronica dance che precedeva di gran lunga l’epoca in cui si teorizzava questa rivoluzione musicale, ancora prima di Aphex Twin e degli Orb, prima di Carl Craig o la Detroit techno. Il brano è creato con il Buchla Music Easel, il 16 Seconds Delay e una batteria elettronica programmabile, costruita nel ‘71 assieme a Craig Anderton, probabilmente la prima al mondo. La particolarità di questi strumenti è ciò che caratterizza il genio e la figura avanguardistasperimentatore di Cohen. L’universo sonoro che Cohen riesce a creare lo fa diventare uno dei virtuosi del Buchla, sintetizzatore modulare creato da Don Buchla nel ’72 e prodotto in un numero limitatissimo di macchine (meno di 200 esemplari). Oggi Charles Cohen è l’unico ad avere questo strumento ancora del tutto funzionante e ad utilizzarlo durante le sue performance. Rabih Beaini, dj e produttore molto attento e sensibile rispetto le radici della cultura techno e jazz, entusiasta del lavoro di Charles Cohen si mise in contatto con lui per proporgli di poter ristampare questo brano su Morphine Records. L’incontro tra questi due artisti diede inizio ad un incredibile ricerca, recupero e catalogazione del materiale sonoro prodotto dagli anni ’70 ad oggi. Dall’uscita di ‘A Retrospective of Early Works 1978-1989’ il lavoro di Charles Cohen inizia ad avere la giusta attenzione; è stato invitato dal Muziekgebau di Amsterdam, al EMS Studio di Stockholm, al GRM (Groupe de Recherche Musicale) e da diversi festival internazionali. Charles Cohen sta raggiungendo così la fama paradossalmente verso la fine della sua carriera. Per tutta la vita il genio di Cohen è rimasto racchiuso in un contesto che lo vedeva ai margini della scena, quello della Danza e del Teatro, ma per l’universo musicale, culturale e di ricerca, è arrivato oggi ed immediatamente è diventato una leggenda. Finalmente Cohen è stato ripagato per il suo lavoro decennale e del suo talento unico e raro, e noi abbiamo avuto la fortuna di testimoniarne l’esistenza.

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RABIH BEAINI


Morphosis aka Ra.H aka Rabih Beaini dagli anni ‘90 è in costante autorimodellazione ai confini della techno underground. Ha iniziato come dj ma è stato il trasferimento in Italia nel 1996 a catalizzare le sue tendenze sperimentali in uno studio. Si può dire che abbia veramente sperimentato: poche persone sono in grado di plasmare la techno in modo così emozionale e immaginativo come ha fatto Beaini per etichette come Sistrum Recordings (Detroit), M>O>S e Delsin (Amsterdam) e principalmente per la sua label Morphine Records. Le sue produzioni sono l’anello mancante fra l’elettronica dura e pura e il jazz, e negli ultimi sette anni la sua label ha prodotto una selezione elettronica ugualmente all’avanguardia influenzata dal lavoro di Madteo, Hyerogliphic Being, Metasplice e Anthony “Shake” Shakir. A Venezia, Beaini apre il Club l’Elefante Rosso che si fa conoscere per le notevolissime line-up e eventi, workshop e registrazioni prima di chiudere ufficialmente per diventare un centro di educazione. Il club portava avanti una vision musicale ben definita e irrudicibile sotto la guida di Beaini, con la migliore esperienza avanguardista dal free jazz sperimentale, alla noise, techno e electro-house. Subito dopo essersi trasferito fuori dall’Italia nel 2011, esce il suo album “What Have We Learned” (“Ciò che Abbiamo Imparato”, ndr.), album che viene menzionato fra i migliori dell’anno. I suoi tour includono date fra I migliori festival e locali del mondo come Bunker a New York, The Labyrinth in Giappone, Unsound Festival di Cracovia, Elevate in Austria e RA X a Mosca. Ha un EP in arrivo con la label Honest Jon’s con il nome Morphosis, un album con l’etichetta libanese Annihaya e un live con Damo Suzuki ad Amburgo. Beaini continua così il suo percorso risultando come uno dei più curiosi e affascinanti musicisti di elettronica dei giorni nostri.

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CHARLES COHEN


Charles Cohen, synth improviser e compositore sperimentale di Philadelphia, produce musica nella sua città natale dai primi anni ’70. Cohen suona esclusivamente su un sintetizzatore vintage Buchla Music Easel, un raro strumento analogico integrato creato nei primi anni ’60 dal pioniere Don Buchla. L’approccio intuitivo di Cohen nel fare musica è una combinazione di spontaneità, energia e ritmo free jazz con le possibilità sonore del sintetizzatore. Ha collaborato con Rex-X-Ray e George Armana con il nome di Masterpulsers, con performace all-electronic, sequencer-based. Negli anni ’90 ha lavorato con Jason Finkleman e Geoff Gersh suonando ogni mese alla Knitting Factory di New York per quasi due anni con lo pseudonimo di Straylight, collaborando contemporaneamente con svariati musicisti ben conosciuti nella scena della città. Il suo approccio al synth si flette seguendo una graduazione sonora notevolmente diversificata che include “rumori di carta stagnola e trappole animali, scampanellii alla glockenspiel, percussioni poliritmiche e avvolgenti ondate jazz”(The Wire). Cohen ha prodotto due album sotto Ghostwriters con Craig Anderton e Jef Cain negli anni ’80, ma una decade più tardi ha spostato la sua attenzione quasi esclusivamente sull’improvvisazione live, principalmente non registrata. “Ho capito che quello che stavo facendo era troppo oscuro e troppo poco commerciale. Di sicuro non volevo spendere i miei soldi per far uscire qualcosa che sarebbe rimasto chiuso nel mio armadio.” Ma Cohen è tornato con la release di tre LP che contengono la musica del suo personale archivio e da un remix di 12’’ di Dance of the Spirit Catchers del 1979, tutti e tre firmati Morphine Records, etichetta di proprietà di Rabih Beaini, aka Morphosis. La compilation raccoglie composizioni residuali provenienti dai primi anni della produzione di Cohen come sound designer fino ad arrivare alle sue più recenti collaborazioni con hair_loss (aka Kenneth Lay, metà del duo Metasplice) con lo pseudonimo Color is Luxury. Nel 2011 la Pew Center of Arts & Heritage di Philadelphia ha premiato Cohen: “Ero assolutamente scioccato, […] dapprima pensai che avessero fatto un errore – che avessero preso il Charles Cohen sbagliato.” Charles Cohen è sempre stato al di fuori del radar pubblico, rimanendo fedele alla sua linea. Crede che la musica debba avere tre elementi fondamentali: “Primo: la musica dovrebbe essere acrobatica, così il pubblico sente che c’è del rischio nella performance. Secondo, la musica dovrebbe essere sensuale – i musicisti dovrebbero provare un amore puro verso il suono e non solo riprodurre delle note in sequenza. Terzo, i musicisti devono credere in ciò che fanno e non essere semplicemente dei clown da show. Penso che questi siano i tre pilastri ai quali faccio ancora riferimento, mentre l’improvvisazione completa il quadro.

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UPPERGROUND ORCHESTRA


Upperground Orchestra è un collettivo di musicisti e improvvisatori condotti da Rabih Beaini (Morphosis / Ra.H / Morphine Records) all’elettronica, in collaborazione con alcuni membri talentuosi della scena free jazz e improv italiana: Piero Bittolo Bon ai fiati, Alvise Seggi al basso e Tommaso Cappellato alla batteria. Il collettivo nasce nel 2002 da un fortunato errore, quando un promoter li ingaggiò tutti per lo stesso giorno: l’incontro diede vita a una jam session estemporanea di cui rimangono solo racconti e memorie di un happening leggendario. Svariate performance si susseguirono negli anni, fino ad evolversi nella line-up attuale. Gli artisti si posizionano scioltamente fra il free jazz, il krautrock e il deep cosmic jamming, in cui l’elettronica sperimentale di Rabih si muove fluidamente fra la house, la techno e la fuse, accompagnata dalla virtuosità degli strumentalisti – il caos derivato è assaporato con soddisfazione mentre vengono esplorate nuove frontiere del suono. Fedele allo zoccolo duro dell’improvvisazione, l’Upperground Orchestra esiste primariamente come una esperienza live, che plasma la musica direttamente dall’energia originale del luogo in cui si svolge. Con solo una manciata di release ad oggi, Upperground Orchestra conta album come ‘Solaris Emit’, uscito nel 2008 con l’etichetta di Beaini, Morphine Records; remix epici di ‘Room 310’ di Terrence Dixon con Meakusma e la re-visione del pezzo di Theo Parrish ‘Falling Up’ con Third Ear Recordings. Con l’LP del 2012 ‘The Eupen Takes’, la Upperground Orchestra si presenta al suo apogeo: spontanea, caotica, profonda, rinvigorente.

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